> Aloe> Storia e botanica


UN PO’ DI STORIA...

Quattro vegetali sono indispensabili per la salute dell’uomo: il frumento, la vite, l’ulivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo ne rinfranca lo spirito, il terzo gli reca l’armonia, il quarto lo guarisce” (Cristoforo Colombo).

L’aloe è nota fin dall’antichità ed è stata utilizzata fin dal IV secolo come testimoniano Plinio e Dioscoride. La pianta cresceva sull’isola di Socotra nell’Oceano Indiano dove si spinse persino Alessandro Magno nel 335 a.C. che necessitava dell’Aloe per curare i suoi soldati feriti. Nel mondo islamico veniva venerata come un simbolo religioso, infatti i pellegrini portandola al tempio del Profeta l’appendevano poi sull’uscio della propria casa come simbolo di protezione. Capitava anche di trovare la pianta dell’Aloe ai piedi delle tombe per conferire ai morti la pazienza di aspettare la resurrezione.

In sanscrito, la parola Aloe, significa persino fanciulla o vergine, dato che la pianta conferisce apparentemente l’energia della gioventù e stimola il ringiovanimento tipico di una fanciulla.

Nella medicina tradizionale cinese l’Aloe veniva utilizzata oltre 5000 anni fa come rimedio dell’armonia.

Esistono prove indiscutibili sull’uso di questa pianta come medicina ad ampio spettro in regioni disparate come l’Europa del Sud, il Medio Oriente, l’Africa del Nord, l’Asia, l’Estremo Oriente e le Americhe.
A questo periodo risale una tavoletta dei Sumeri rinvenuta a Nippur è il primo documento storico che include l’Aloe vera tra le piante medicinali dotate di grande potere terapeutico.

1500 a.C"Il papiro di Ebers" (scoperto poi da George Ebers) racchiude per la prima volta una raccolta di 12 formulazioni di impiego dell‘Aloe. Tali formulazioni dettagliate consigliavano come mescolare l’Aloe ad altre sostanze naturali per ottenere ottenere rimedi efficaci a curare disturbi sia interni che esterni. Nel dettaglio la pianta di Aloe veniva utilizzata come enteroclisma purgante insieme ad altre piante medicinali. Unguenti a base di Aloe preparati con formulazioni magiche e raccolti in conchiglie venivano usati per il trattamento topico del tracoma, una malattia degli occhi che riduceva a cecità. Rimanendo sempre in territorio egiziano ricordiamo quanto l’Aloe fosse considerata importante per l’immortalità; infatti in alcune raffigurazioni sui muri dei templi del periodo intorno al 4000 a.C. notiamo che veniva utilizzata tra le sostanze per l’imbalsamazione e nei riti di inumazione dei Faraoni ed era molto coltivata per uso terapeutico. Si sa, inoltre, che gli antichi Assiri ingerivano il succo di Sibaru o Siburu (Aloe) per risolvere i disagi dovuti all’ingestione e alla formazione di gas intestinali.

Anche Nefertiti e Cleopatra, rinomate per la loro bellezza,non poterono fare a meno di utilizzare Aloe Vera nei bagni immerse nel succo di Aloe Vera, miscelato con latte di capra. Gli israeliti che seguivano Mosè nel deserto usavano l’Aloe come protezione solare e forte cicatrizzante.

Si racconta in una leggenda che anche Aristotele abbia convinto Alessandro il Grande a conquistare l’isola di Socotra che si trova al largo delle coste Africane, per approvvigionarsi della giusta quantità di Aloe Vera per curare le ferite del suo ingente esercito. Questo dimostra infatti come la pianta di aloe, intesa come elisir di giovinezza, servisse a curare oltre che le ferite a rinvigorire lo spirito.

A questo periodo risale per la prima volta l’obiettiva definizione dei principi curativi dell’Aloe. Dioscoride infatti nel suo Erbario Greco traccia le caratteristiche delle della pianta dell’Aloe che si rende utile per guarire le ferite, per normalizzare il sonno, per curare l’alopecia, per rimettere in ordine i disturbi intestinali, per curare i raffreddori, per lenire le bruciature le vesciche e addirittura per risolvere problemi dei denti e delle gengive. Anche nella cultura Greca rappresentata dal medico Celso viene indicato il succo dell’Aloe Vera come coadiuvante per le sue proprietà lassative. Anche Cleopatra utilizzava in questo periodo un unguento di Aloe per le sue proprietà idratanti, emollienti e protettive.Si rese subito conto di quanto l’Aloe fosse capace di mantenere o ristabilire l’elasticità cutanea, conferendole un aspetto giovanile. E tutti conosciamo le doti di bellezza della sua persona.

Tracce dell’utilizzo di Aloe si trovano anche nel Vangelo dove l’Apostolo Giovanni fa riferimento agli ebrei che la utilizzavano per preparare il corpo ad una degna sepolture. Leggiamo che Nicodemo realizzò una miscela di Mirra ed Aloe per preparare il corpo di Gesù per la sepoltura. Nei Salmi (45:8), le vesti dei Re sono profumate di Mirra e Aloe.

Al-Kindi, medico e filosofo arabo, afferma che l’Aloe è efficace nel trattamento del dolore di origine infiammatoria, le ulcerazioni a livello degli occhi, la depressione dell’umore e molti altri disturbi. Riferisce inoltre che l’Aloe viene utilizzata in Iran come purgante e in Egitto per depurare l’intero organismo.

1299 d.C. Marco Polo nel suo libro “Il Milione” fa notare la rapida diffusione dell’Aloe dall’isola di Socotra all’Oriente attraverso le rotte commerciali dell’Impero Cinese.

1492 d.C. Cristoforo Colombo durante il suo viaggio rassicura scrivendo su un libro di bordo che tutto andava bene perché aveva L’aloe con sé. Vengono citati anche i Maya che usavano L’Aloe sotto forma di succo come infuso contro il mal di testa e come gel strofinato sul seno per indurre lo svezzamento infatti il sapore amaro del gel portava i bambini a non dover avere più necessità del latte materno a favore di altri alimenti.

1720 d.C. L’illustre naturalista svedese Carlo Linneo viene ricordato come fautore del nome ALOE VERA.

1752 d.C. Il pittore veneto Pietro Longhi nel dipinto “La bottega dello speziale” rappresenta in maniera perfetta uno studio medico dove viene messa in evidenza una pianta di Aloe vera a testimonianza del fatto che anche nella medicina tradizionale dell’epoca la pianta poteva avere numerosissimi impieghi terapeutici.

1852 d.C. I ricercatori Smith e Stenhouse isolano un principio attivo dotato di attività lassativa cui danno il nome di aloina. Essa rappresenta una sostanza che in alto contenuto può avere anche effetti collatera

1934 d.C. Creston Collins e suo figlio rivelarono in un rapporto divenuto poi celebre, il possibile utilizzo dell’Aloe per sopperire agli effetti devastanti delle radiazioni

1950 Il dottor G.W. Reynolds classifica 350 specie di Aloe. Oggi si contano oltre 600 varietà del genere Aloe, definite come Aloeacee, di cui ben 125 distribuite nel Sudafrica. Reynolds ritiene che il ceppo di origine dell’Aloe sia da ricercare in Africa, da dove si sarebbe poi diffusa nel resto del mondo, in special modo nelle regioni tropicali.

FINE ANNI 50   Il farmacista texano Bill Coats, riuscì a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale. Si aprirono, infine, le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d’Aloe

1959  Negli USA il Ministero della Sanità riconosce ai preparati a base di Aloe l’attività rigenerativa sui tessuti cutanei.

1963  In una ricerca clinica condotta da Julian J. e collaboratori, sono stati trattati 18 pazienti con ulcera peptica curati in precedenza con terapia convenzionale, ma senza successo. Ognuno ha assunto una dose al giorno di un’emulsione a base di Aloe. Si è riscontrata la completa risoluzione della sintomatologia in 17 dei 18 pazienti.

1969 In uno studio coordinato da Eugene Zimmerman presso il Baylor College di Odontoiatria sull’efficacia nel trattamento di affezioni odontoiatriche, si è evidenziato il potere antisettico dell’Aloe nei confronti di numerosi microrganismi (Staphilococcus aureus e Candida albicans)

1973 M El Zawahry e altri ricercatori del Cairo confermano l’efficacia dell’Aloe per uso locale e per via interna nella cura di numerose forme di affezioni dermatologiche (acne, seborrea, ulcere croniche degli arti inferiori, caduta dei capelli).

1978 l dottor G.R.Waller dell’Università dello Stato di Oklahoma (USA) descrive l’ampio spettro di principi attivi presenti nell’Aloe: aminoacidi, monosaccaridi, steroli, lupeolo.

1980  Viene confermata l’attività dell’Aloe nei riguardi di diversi ceppi batterici e virus da parte del dottor Bill Wolfe. Si dimostra inoltre l’efficacia nella cura dell’herpes.

1982 John Heggars del Chicago Burn Center mette in evidenza l’attività dell’Aloe nel trattamento delle ustioni di terzo grado sia sul dolore che sul potere riparativo, attribuendone l’efficacia a componenti simil cortisonici e all’acido salicilico presenti nel succo della pianta.

1985 Jeffrey Bland del Linus Pauling Institute conferma il miglioramento del processo digestivo indotto dall’Aloe e il miglioramento delle affezioni gastrointestinali (gastrite, duodenite, intestino irritabile) in assenza di effetti collaterali.

1986 Viene pubblicato un articolo da parte di alcuni ricercatori dell’Università Reale dell’Arabia Saudita in cui si riporta che l’estratto secco del succo di Aloe viene utilizzato nella penisola arabica da pazienti diabetici per il potere ipoglicemizzante dovuto ad alcuni principi attivi.

1987 Rosalie Burns documenta l’attività analgesica e di accelerazione della guarigione nell’Herpes zoster da parte dell’Aloe. Nello stesso anno il dottor H. Reg McDaniel di Dallas, Texas, conclude una ricerca in cui dimostra l’attività di inibizione da parte dell’Aloe nei confronti del virus HIV responsabile dell’AIDS.

1989 L’Aloe contiene almeno tre sostanza dotate di attività antitumorale: emodina, mannosio e lectina. è quanto sostengono alcuni ricercatori di Okinawa, Giappone, sul Japanese Journal of Cancer Research. Sostengono inoltre che l’Aloe inibirebbe il tumore polmonare e sarebbe efficace nella cura della leucemia e del sarcoma.

1994 Wendell Winters della University of Texas Health Science Center si San Antonio analizza la composizione dell’Aloe identificando almeno 140 principi attivi e determina le principali proprietà dell’Aloe che definisce come “una farmacia in una pianta”.

1998 Nuove ricerche effettuate da Lee e pubblicate in “Archives Pharma” avrebbero mostrato che l’aloe sarebbe in grado di stimolare la nuova formazione dei vasi sanguigni nelle ferite.

UN PO' DI BOTANICA...

L'Aloe viene classificato storicamente nella famiglia delle Liliaceae. Il dottor Tom Reynolds, un ricercatore londinese, propose una nuova classificazione introducendo la famiglia specifica delle Aloeacee. Osservando il tronco della pianta dell'Aloe possiamo distinguere tre gruppi botanici: Aloe acauleas: ossia quelle piante che non possiedono tronco oppure che hanno un tronco molto corto come l'Aloe barbadensis, l'Aloe saponaria e l'Aloe aristata. Aloe subcauleas: ossia quelle piante che presentano un tronco visibile ma di dimensioni ridotte (fino ad alcune decine di centimetri) come l'Aloe succotrina e l'Aloe chinensis. Aloe cauleas: ossia quelle piante che presentano un tronco esteso e ramificato (anche di alcuni metri) come l'Aloe ferox e l'Aloe arborescens.
L' Aloe Arborescens
è una pianta appartenente alla famiglia delle Liliacee che cresce in modo spontaneo in molte zone dell'Africa Settentrionale; questo tipo di pianta si adatta molto bene in tutte le regioni a clima temperato per cui è molto facile coltivarla nelle zone di mare ed in tutti quei luoghi in cui la temperatura non scende mai sotto lo zero.
L'aloe arborescens, tra tutte le specie di aloe, è quella che contiene al suo interno la più alta percentuale di principi attivi; è stato calcolato che questi superano di gran lunga i principi attivi presenti nell'Aloe Vera.
L'aloe arborescens fiorisce nel periodo compreso tra maggio e luglio con bellissimi fiori i cui colori possono variare dall'arancio al rosso rosaceo.

 




Nome botanico
:
Aloe vera L. (sin. Aloe barbadensis Mill. Aloe vulgaris Lamk.)

Famiglia: Liliaceae (Aloeacee)

Parti usate:
Gel mucillaginoso trasparente contenuto all'interno delle foglie

L'Aloe vera è una pianta erbacea perenne, alta fino ad un metro, le foglie (dalle dodici alle trenta unità) sono disposte a ciuffo come i petali di una rosa e si presentano lungamente lanceolate, con apice acuto, hanno una cuticola molto spessa e delle spine solo lungo i lati, sono carnose, di color verde chiaro che può sbiadire al grigio verde. Tagliando le foglie, si nota una cicatrizzazione del taglio quasi immediata; infatti la pianta libera un essudato protettivo che impedisce la fuoriuscita della linfa.
Nel centro di questa rosa di foglie, da steli rigidi e legnosi, spuntano in estate i fiori dell'Aloe a forma di grappolo nella tonalità del rosso, del giallo e dell'arancio con sfumature accese.
Si trovano in commercio con fiori di aloe perché molto aromatici.
E' una pianta di origine africana (da qui il nome popolare Giglio del Deserto) che predilige climi caldi e secchi; si adatta a qualsiasi tipo di terreno ma non deve mai essere eccessivamente umido.
Esistono piantagioni di Aloe in ogni continente, in Europa il maggior produttore è la Spagna, mentre in Italia questo tipo di coltivazione è ancora agli inizi.
L'Aloe vera può sopravvivere anche in appartamento, se luminoso, ed essere tenuta addirittura in camera da letto perché capace di liberare ossigeno ed assorbire anidride carbonica; è una pianta molto adatta per composizioni ornamentali.

Composizione chimica

Zuccheri complessi ossia mucopolisaccaridi in particolare glucomannani, mannani e mannani acetilati (cioè legati a residui dell'acido acetico) come l'acemannano: si trovano soprattutto nella massa gelatinosa e trasparente (parenchima) contenuta all'interno della foglia di Aloe vera e svolgono un'azione immunomodulante, antinfiammatoria e cicatrizzante.

Antrachinoni come l'aloina A, in particolare l'aloina B (barbaloina): si trovano principalmente nella membrana esterna, verde e coriacea (cuticola) della foglia ed hanno un'attività disintossicante, fortemente lassativa. La barbaloina si distingue per il sapore molto amaro e per l'odore fortemente acre.

Vitamine (vitamina A, C, E, quelle del gruppo B, acido folico), minerali (ferro, rame, calcio, magnesio, zinco, cromo, potassio, sodio, manganese, selenio, fosforo, germanio), zuccheri semplici ossia monosaccaridi (mannosio, glucosio), aminoacidi essenziali e non essenziali, acidi grassi, steroli vegetali, ormoni vegetali, fosfolipidi (colina, inositolo), enzimi, saponine, lecitine, lignina.....La moderna ricerca ha dimostrato come l'attività benefica dell'Aloe vera sia dovuta proprio all'azione sinergica di tutti i componenti dell'intera foglia.

In genere si libera la polpa interna dall'involucro esterno mediante decorticazione e la decorticazione manuale, anche se più costosa, permette di avere un prodotto migliore.
Altri fattori possono intervenire nel migliorare l'efficacia del succo di Aloe, per esempio il tempo balsamico (primavera-estate), età della pianta (dal terzo/quarto anno di vita), qualità delle foglie (quelle ingiallite e maculate sono meno ricche di principi attivi), esposizione solare (la pianta si arricchisce di aloina); sarebbe opportuno inoltre sospendere l'irrigazione qualche giorno prima della raccolta, che dev'essere manuale e precisa, non utilizzare antiparassitari chimici e rispettare le corrette modalità di estrazione del filetto gelatinoso (non più tardi di tre ore dalla raccolta per evitare l'ossidazione dei componenti), di triturazione, fluidificazione, stabilizzazione e trasporto (controllo rigoroso della temperatura e protezione tassativa dai raggi solari).
Il succo di Aloe può essere utilizzato dall'industria per la realizzazione di prodotti ad uso interno (integratori alimentari) o esterno (cosmetici).